E per la festa del papà a scuola?

E a scuola? E per la festa del papà come si fa?” E il lavoretto? E tieni il bimbo a casa quel giorno?

Ormai non conto più le volte in cui mi sono state fatte queste domande, immaginando imbarazzo e una bella gatta da pelare. E vorrei quindi raccontare un episodio dolcissimo che mi ha fatto molto riflettere.
Mio figlio ha iniziato il nido ad un anno, e a singhiozzo (tra ritardi del nido comunale e chiusure Covid – e preoccupazioni mie Covid) è arrivato fino ai 4.
A quasi 4 anni ha iniziato quindi il secondo anno della scuola dell’infanzia, senza aver però frequentato il primo e trovandosi con nuovi compagni e nuove maestre.


Il primo giorno ho detto alle maestre che la nostra era una famiglia monogenitoriale, la figura del papà non c’era. Io e lui, stop. Per altri dettagli avevo suggerito di chiedere ad Alessio. Nella mia testa quindi le maestre sapevano tutto, ma così non era: le maestre forse non avevano chiesto per discrezione, mio figlio non aveva raccontato perché per lui non è un argomento fondamentale (non je ne può frega’ dde meno, al momento, ma se gli si chiede, spiega del donatore).


Così arriviamo alla festa del papà e le maestre mi chiedono come dovevano comportarsi… “Sappiamo che la figura del papà non è molto presente...”

Ecco, lì ho realizzato che forse era il caso di parlare in maniera chiara della nostra situazione, ho anche linkato il Podcast “Ritratti di Famiglie“, che poteva dare un quadro molto limpido e lineare della nostra famiglia. E ho suggerito di far fare il lavoretto (il famoso lavoretto) per nonno, zio o mamma facendo scegliere al bimbo.

Riepilogo: siamo al Sud, con maestre di una generazione precedente alla mia. Senza uno “storico” simile. Solo famiglie tradizionali. Qualche genitore separato. Stop. Fine.

Perché il punto è proprio quello. I preconcetti, i pregiudizi NON sono delle persone attorno a noi, ma sono NOSTRI nei confronti di chi ci sta intorno. Perché pensiamo che non possano capire o accettare.

Ma chi ci sta intorno ci stupisce sempre. E non so quante volte sono rimasta a bocca aperta per reazioni molto belle… e questo è uno di quei casi: la maestra ascolta il pocast e mi risponde con un vocale molto emozionato, con parole dolcissime nei confronti miei e del bimbo. Al Sud, senza averle preparate psicologicamente. Senza nessun’altra famiglia come la nostra. E NON SOLO. Il giorno dopo mi arriva un vocale con una favola scritta e letta dalla maestra che ha per protagonisti un leoncino e una leonessa…

Ricapitoliamo di nuovo: “come farai il giorno della festa del papà?” e la maestra si passa la serata a scrivere una favola per me e mio figlio??? EEEEEEEEH? Ma ci rendiamo conto di quante possibilità che non diamo a noi stessi per paura delle reazioni altrui, o delle possibilità che non diamo alle persone attorno a noi perché “tanto non potrebbero capire”?

Aprirsi, raccontare, creare una base solida per la nostra storia, è questo il mio obiettivo. Ho una storia di cui vado fiera, in un paese, l’Italia, in cui una scelta del genere spesso viene non fatta, o fatta e nascosta, con storie inventate su un fantomatico papà assente.

E invece il mio punto è sempre quello: la mamma ti ha voluto talmente tanto da aver preso un aereo per recuperare un semino di un donatore che è stato messo nella pancia della mamma.

Amore mio, ma quanto ti ho voluto?

Con le maestre di quest’anno!

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