
Nel 2025 la mia carissima amica Alessia, nonché “collega” mamma single per scelta, ci propone di fare il Cammino di Santiago con lei e suo figlio l’anno successivo. A giugno 2026 siamo partiti: due mamme e due bambini di otto e nove anni.
Non era il viaggio dei miei sogni, ma era qualcosa a cui pensavo da tempo, soprattutto dopo essermi imbattuta nel 2020 sul web in Beppe Lamberto, un papà che aveva fatto il Cammino di Santiago con sua figlia. Spoiler: dopo sei anni, indovinate un po’ chi ho incontrato sul Cammino? Sì, proprio Beppe insieme al suo meraviglioso gruppo!
Dalla A di adattamento alla Z di zaino
Dubbi: un paio.
Innanzitutto i chilometri che mio figlio, otto anni, avrebbe dovuto fare: io cammino, corro, cammino e cammino, ma lui, pur essendo molto attivo, non era abbastanza allenato per sostenere tanti chilometri al giorno.
E io, pur camminando senza problemi, avevo un altro problema… l’adattamento. Diciamo la verità: non sono mai stata scout. Ok, ho dormito in ostelli “da giovane”, ma negli ultimi anni sono diventata schizzinosa.
Ho deciso però che sarebbe stato il momento giusto per… superare questi limiti.
Decidiamo quindi di buttarci e di organizzare il Cammino di Santiago, dalla A di adattamento alla Z di zaino.

In un articolo dedicato troverete tappe e consigli pratici: come ci siamo organizzati, cosa ha funzionato e cosa cambierei.
Il punto, infatti, non è semplicemente “organizzare il Cammino”, ma organizzarlo a misura di due bambini di otto e nove anni. Fare in modo che ogni tappa sia interessante per loro e piacevole anche per noi, lasciandoci lo spazio per viverla davvero e imparare tanto.
Da gruppo a ciurma
Abbiamo imparato la forza del gruppo, in un viaggio che spesso si fa da soli, e che un giorno farò da sola anch’io.
Quattro persone, due mamme e due bambini: ognuno ha trovato il suo ruolo. Ci siamo trasformati da gruppo a ciurma soprattutto nel momento di estrema difficoltà di uno di noi, che non poteva letteralmente più camminare.
Abbiamo imparato a non lasciare indietro nessuno. A trovare una soluzione alternativa, qualcosa che non avevamo previsto nemmeno come piano B o C.
Ebbene sì: per una tappa abbiamo dovuto prendere i mezzi per qualche chilometro. Lo consideravo un sacrilegio, qualcosa che non avrei accettato mai. Ma anche questa è una cosa che ho imparato: potevamo cambiare programma senza sensi di colpa.
Da quello stop forzato è nato un bellissimo pomeriggio in spiaggia, con un bagno nell’oceano e qualche birretta rifocillante.

Il Cammino era anche il loro
Abbiamo imparato la lentezza. Il Cammino non è una gara, e io ho fatto tanta fatica in questo: dovevo camminare velocemente. Arrivare il prima possibile. Esattamente come nella vita di tutti i giorni.
Poi un giorno, prima di Caldas de Reis, mi colpisce una mamma che stava facendo il Cammino con la figlia di sei anni: si fermavano spessissimo. A ogni parchetto con uno scivolo, a ogni gatto, a ogni albero, a ogni pietra. In un bar con una piscinetta fuori terra, la mamma le ha messo il costumino e l’ha fatta giocare un po’.
Senza “forza, veloce, andiamo, dai, cammina”.
Lì abbiamo capito una cosa importante: il Cammino era anche il LORO Cammino. Il Cammino di due bambini con uno zaino in spalla, con i loro otto o nove anni, la voglia di giocare e di fare pause.
Non potevamo pretendere che fosse tutta una corsa per arrivare il prima possibile, andare al supermercato o lavare i calzini.

Il concetto ci è poi stato definitivamente insegnato dalla signora PIOGGIA. È sbucata, con tutta la sua potenza, dopo giorni di sole cocente, a ricordarci che possiamo permetterci di rallentare. Di fermarci. Di riprendere a camminare. E di fermarci nuovamente. E poi di arrivare lo stesso.
Ebbene sì, si arriva lo stesso. Ma con meno stress, più canzoni, più chiacchiere e più pause. I piedi avrebbero ringraziato, se non fossero stati completamente fradici.

Vivere con tre cambi
Abbiamo imparato a vivere con tre cambi in totale, eliminando il superfluo. Più lo zaino era leggero, meglio stavamo.
Portare l’essenziale nella vita di tutti i giorni è una sfida che vorrei affrontare seriamente. Il minimalismo mi affascina, pur essendo molto lontano da me. Il Cammino aiuta anche in questo.

Seguire le frecce gialle
Nei viaggi in cui ci orientiamo solo con il cellulare, è meraviglioso scoprire e riscoprire altri punti di riferimento. Nel nostro caso, le famose frecce gialle.
Lungo il nostro percorso ci hanno indicato la strada. A ogni freccia sentivo un po’ il calore di un abbraccio, una voce che mi diceva: “Sei sulla strada giusta”. A ogni cippo con i chilometri rimasti per arrivare a Santiago, quella voce diceva: “Manca sempre meno”.

E chilometro dopo chilometro, timbro dopo timbro, immaginavamo sempre più il nostro arrivo a Santiago. Prima di partire pensavamo alla stanchezza e alla felicità. Man mano che camminavamo, immaginavamo liberazione e lacrime di gioia.
Impari tantissimo, trovi significati in ogni cosa, ma in fondo un Cammino è solo un Cammino: poi i significati li dai tu, gli insegnamenti li leggi tu, le magie le trovi tu.
Buen Camino, Bom Caminho.


