“E i tuoi che ne pensano?”

Una delle domande che vengono poste più spesso a chi ha deciso di intraprendere un percorso di PMA da sole, è “Ma la tua famiglia cosa ne pensa? Come ha reagito?“. E così vi racconto com’è andata a me, nel profondissimo Sud che più Sud non si può. A dire il vero il post potrebbe già chiudersi qua perché è filato tutto benone e non c’è nessun dramma o tragedia da raccontare: mamma felicissima di diventare nonna, papà più cauto ma contento (forse avrà pensato che ne stavo combinando una delle mie) e mio fratello interessato e magari con qualche domanda più pratica, di logistica e con più dettagli.

Però no, non voglio concludere il post qui perché voglio parlarvi del vero “padre” di mio figlio… cioè MIA MADRE (“Ah, mia madre… cit.)

Dai miei 30 anni ci siamo trovate a vivere nella stessa città e persino a lavorare insieme. Questo mi ha fatto “attaccare come una cozza” a lei e non ricordo da dov’è nata la cosa che io la chiamavo “il mio utero” e lei mi chiamava “il mio embrione”.
So che ci sono nomignoli più dolci, ma siamo sempre state strane.
Siamo anche diventate più fisiche e bisognose di coccole, e quando c’era da raccogliere i cocci di qualche fidanzato, lei non si è mai tirata indietro.
Così quando mi è balenata l’idea di provare a diventare mamma nonostante l’assenza di un compagno, mi ha immediatamente supportato, anche economicamente.
Senza di lei forse avrei comunque scelto questa strada, o forse no, quindi scherzando le ho sempre detto che era in qualche modo il padre di mio figlio!
Anche l’ultima volta in cui l’ho vista, in rianimazione, la ringraziavo per avermi aiutato ad avere mio figlio, la chiamavo “il mio utero” e appoggiavo la sua mano caldissima sul mio viso. 

Spesso racconto del suo ultimo regalo per me, era la festa della mamma, l’ultima festa della mamma insieme, la prima però con mio figlio. Sarebbe volata via dieci giorni dopo. 

E’ venuta a casa mia, si è seduta sul divano e le ho messo accanto mio figlio. Io ero nell’altra stanza e la sentivo parlare a voce alta con il nipotino: “Ho fatto come mi hai detto!”. Non capivo con chi parlasse. E continuava. “Ecco, ho seguito le tue indicazioni”. EEEHH? Dopo un po’ ha iniziato a smanettare con un sacchettino e infine “Ecco qua, per te da parte di Alessio. Mi ha incaricato di prenderti questo e di scriverti una lettera, perché lui non sa scrivere! Per la tua prima festa della mamma”. Avevo già le lacrime agli occhi! Aveva scritto una lettera di auguri come se l’avesse scritta Alessio, appunto. Aprendo il pacchettino è sbucato lo sbrilloccone che mi piaceva taaaanto. Il trilogy?!? Sì ok lo volevo ma… “Ma niente, non è che se non sei fidanzata non puoi avere il trilogy. Non è giusto. E comunque è da parte di Alessio, non mia”.
E poi siamo andati a pranzo fuori, in una bellissima giornata di sole.

Festa della mamma 2018

Si è goduta il nipotino solo 8 mesi e sarebbe stata felicissima ad ogni dentino, ad ogni primo passo, ad ogni prima parola. Avrebbe riso tantissimo.

Quindi sì, ho avuto il supporto della mia famiglia. E l’amore. Sono stata fortunata.
Non abbiate paura di parlarne con la vostra famiglia, potrebbe sorprendervi.
L’amore sorprende.

4 risposte a "“E i tuoi che ne pensano?”"

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