Piano B? Piano A?

L’ho sempre raccontata (e me la sono sempre raccontata) così, più o meno: “Non avendo trovato l’uomo della mia vita, ho deciso di fare un figlio da sola“.
Ma siamo sicuri che sia andata davvero così? Qualche tempo fa ragionavamo con altre “colleghe” SMBC su questo fantomatico piano B, come se avessimo scelto questo percorso “in mancanza di altro…” e ho quindi messo a fuoco e riflettuto su alcuni aspetti della mia vita, del mio percorso.
Sono sempre stata molto indipendente. Quando ero in coppia non pensavo ad un figlio, non sono mai stata in un rapporto talmente duraturo, solido, da ragionare sul concetto di famiglia.
E ravanando tra il caos dei famosi cassetti della memoria, è saltato fuori ‘sto ricordo di me e mia cugina, due quattordicenni (forse nemmeno) a cavallo degli anni ’80 e gli anni ’90, alle prese con le prime cotte e il nuovo numero di Cioè, che pensano al futuro. E ricordo la mia/nostra frase “Se a 30 anni (che per una 14enne sono la vecchiaia – NdMe) non sono sposata, faccio l’inseminazione artificiale“.
Inseminazione artificiale. Due parole completamente a caso, che mai avrei immaginato potessero invece essere il primo livello di un percorso che per molte donne, single o in coppia, può rivelarsi lunghissimo.
All’alba degli anni ’90 pensavo all’indipendenza e rivendicavo la possibilità di aggiungere tutti i tasselli del mio puzzle, da sola.
In coppia poi, da adulta, ci stavo bene eh. Se toglievo i casini che combinavo per insicurezze e gelosia, mi piaceva stare in coppia. Mi innamoravo, perdevo la testa, ero capace di scene da film e l’equilibrio non sapevo dove stesse di casa. Mai una storia talmente serena da pensare a metter su la famiglia del Mulino Bianco. Mai progetti realmente in due. Figuriamoci in tre. Mi identificavo con lavoro/carriera/viaggi e stavo bene così.
Ma negli ultimi anni sono praticamente sempre stata single, rivendicando la mia indipendenza, mal sopportando uomini che invece magari erano in una situazione di non-indipendenza (famiglia, genitori, lavoro). La mia vita quindi era perfetta per me, alle soglie dei 40, me la sono cercata, non è che mi ci sono trovata in maniera passiva. Anzi, l’ho difesa e l’ho cucita per me.
E poi semplicemente, nella mia vita da single, si è delineata l’idea di diventare madre e l’ho resa reale, trasformando l’idea in una possibilità.
Poi il fatto che questa possibilità si sia trasformata in una meravigliosa realtà, è stata anche fortuna, me ne rendo conto. Ma non è un piano B.
Non dico che è sempre stato il piano A, dico semplicemente che non avevo piani in tal senso, prima di quel momento! Ed è una cosa bellissima la coerenza, la fedeltà alla nostra essenza.

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